Sono le 10 di domenica mattina a Milano. Marco, 67 anni, sta allacciando le scarpe da calcio per la prima volta in quattro mesi. Gioca a calcetto con gli amici del quartiere da quando ne aveva 22, ma quattro settimane dopo la prostatectomia radicale eseguita in regime SSN, l'idea di correre su una palla contesa — e di bagnarsi i pantaloncini davanti ai compagni di squadra — rischia di tenerlo inchiodato sul divano. Non è solo in questa situazione: uno su due uomini va incontro a un certo grado di incontinenza urinaria nelle settimane e nei mesi che seguono l'intervento sulla prostata, stando ai dati delle principali società urologiche europee e della Prostate Cancer UK.

Perché si verificano le perdite urinarie dopo la chirurgia prostatica

La prostatectomia radicale — l'asportazione chirurgica della ghiandola prostatica, di norma per tumore — è tra gli interventi di maggiore entità che il SSN esegue ogni anno. Nel corso dell'operazione, lo sfintere uretrale esterno (quel piccolo anello muscolare che trattiene l'urina in vescica) subisce spesso stiramento, irritazione o un temporaneo indebolimento. Lo sfintere interno, situato al collo vescicale, viene invece asportato insieme alla prostata. Il risultato, nelle prime settimane, è l'incontinenza urinaria da sforzo: perdite che compaiono con la tosse, gli starnuti, le risate, il sollevamento di pesi o la corsa.

Le linee guida sui sintomi delle basse vie urinarie nell'uomo — adottate come riferimento dalla Società Italiana di Urologia (SIU) — indicano che nella maggior parte dei casi le perdite post-chirurgiche si risolvono entro 6–12 mesi con trattamento conservativo. Un 5–10% di uomini riferisce ancora perdite fastidiose a un anno dall'intervento: per loro le opzioni terapeutiche passano prima dalla riabilitazione del pavimento pelvico e, nei casi più complessi, dall'impianto di uno sfintere urinario artificiale (SUA) tramite il SSN.

Il percorso di recupero: cosa aspettarsi

Alla dimissione dopo una prostatectomia radicale — robotica o open — si torna a casa con un catetere urinario, che resta in sede di solito per 7–14 giorni. Il percorso tipico indicato dalla SIU e dalle linee guida SSN è questo:

  • Settimana 1–2: Catetere in sede, riposo, brevi camminate, nessuna guida. La rimozione del catetere avviene in ambulatorio o con l'infermiere del distretto.
  • Settimana 2–6: Le perdite raggiungono il loro picco. La maggior parte degli uomini ha bisogno di più assorbenti o boxer lavabili per incontinenza al giorno.
  • Settimana 6–12: Gli esercizi per il pavimento pelvico (vedi sotto) cominciano a dare risultati concreti. In molti notano un miglioramento netto.
  • Mese 3–12: Recupero progressivo. Entro i 12 mesi la maggior parte degli uomini è asciutta, o presenta perdite solo con sforzi intensi.

Chiedete al vostro urologo un invio al servizio di urologia della vostra ASL e, se disponibile, a un fisioterapista specializzato nella salute del pavimento pelvico maschile. In molte ASL questi percorsi sono gratuiti tramite SSN, e i tempi di attesa si sono progressivamente accorciati.

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Esercizi per il pavimento pelvico: il passo più efficace

Se possibile, iniziate gli esercizi per il pavimento pelvico — detti anche esercizi di Kegel — prima dell'intervento, e riprendeteli il giorno in cui viene rimosso il catetere. Ecco come si eseguono correttamente:

  1. Mettetevi comodi: seduto, in piedi o sdraiato va bene.
  2. Contraete i muscoli che usereste per trattenere il gas o per interrompere il flusso urinario. Tenete la contrazione per 5 secondi, poi rilasciate per altrettanti.
  3. Ripetete 10 volte. L'obiettivo sono tre serie al giorno — mattina, mezzogiorno e sera.
  4. Nel giro di un mese, puntate a reggere la contrazione per 10 secondi.

Il fisioterapista del pavimento pelvico o il medico di base possono fornirvi istruzioni personalizzate e materiale dedicato agli uomini. Vale la pena scaricare l'app Squeezy sull'App Store: è raccomandata da molti professionisti sanitari per guidare la riabilitazione pelvica in autonomia.

Protezione durante il recupero: monouso vs biancheria lavabile

Nelle prime settimane dopo l'intervento, in molti si affidano agli assorbenti per incontinenza monouso disponibili in farmacia o su prescrizione SSN. Funzionano — ma il costo mensile cresce in fretta. A 30–50 € alla settimana, nel primo anno di recupero si possono spendere 1.500 € in monouso, senza contare l'impatto ambientale di 7–10 assorbenti al giorno destinati alla discarica.

Chi cerca un'alternativa più sostenibile può orientarsi verso i boxer assorbenti lavabili in fibra di bambù: i boxer ultra-assorbenti Orykas o il pacchetto scoperta Orykas, ad esempio, assorbono quanto diversi monouso, reggono fino a 500 lavaggi a 40 °C e, sotto jeans, pantaloni o pantaloncini sportivi, hanno l'aspetto e il comfort di una normale biancheria intima.

Un cassetto completo di 5–7 paia costa circa quanto 2–3 mesi di monouso e dura in genere 2–3 anni di uso quotidiano. Per chi convive con un'incontinenza cronica, questi prodotti possono essere classificati come dispositivi medici di classe I (MDR 2017/745), aprendo la strada alla detrazione del 19% delle spese sanitarie ai sensi dell'art. 15 TUIR (modello 730). Rivolgetevi al vostro farmacista o medico di base per la documentazione necessaria. In presenza di incontinenza grave e invalidante, è opportuno verificare anche le eventuali provvidenze INPS collegate all'invalidità civile.

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Parlare con il medico di base e il team urologico

Se a 3 mesi dall'intervento le perdite sono ancora significative, prenotate una visita dal medico di base e portate con voi:

  • Un diario della vescica di 3 giorni (frequenza delle minzioni, quantità approssimativa, fattori scatenanti).
  • Un elenco degli esercizi svolti e da quanto tempo li praticate.
  • Una nota sull'impatto che le perdite hanno su sonno, lavoro, attività fisica e umore.

Il medico di base può indirizzarvi all'urologo per una valutazione più approfondita. Le opzioni disponibili tramite SSN in questa fase spaziano dalla riabilitazione intensiva del pavimento pelvico alle iniezioni di agenti di volume uretrale, fino allo sling maschile o, nei casi più complessi, allo sfintere urinario artificiale. Vale la pena chiedere al proprio urologo ASL qual è la situazione dei tempi di attesa nella propria regione.

La domenica di Marco

Marco è tornato a giocare a calcetto alla settimana 10, con un paio di boxer lavabili Orykas sotto la divisa. Ha avuto qualche piccola perdita — alla quale si era preparato — ma nessuno se ne è accorto, niente ha filtrato attraverso i pantaloncini, e ha segnato nel secondo tempo. Questo è il vero obiettivo del recupero: non la perfezione, ma la fiducia di tornare alla vita che si aveva.

Domande frequenti

Quanto dura l'incontinenza urinaria dopo la chirurgia prostatica?

La maggior parte degli uomini è asciutta, o quasi, entro 6–12 mesi dalla prostatectomia radicale. Chi a 12 mesi presenta ancora perdite fastidiose dovrebbe chiedere al proprio urologo SSN quali opzioni terapeutiche sono disponibili.

I boxer per incontinenza lavabili sono rimborsati dal SSN?

La biancheria intima lavabile per incontinenza non rientra di norma nelle forniture SSN, che invece copre spesso gli assorbenti monouso. È comunque possibile acquistare prodotti lavabili come la gamma Orykas e, in caso di incontinenza cronica, portarli in detrazione con la detrazione del 19% (art. 15 TUIR, modello 730), oppure valutare con il proprio medico l'accesso alle provvidenze INPS per invalidità civile.

Quando posso iniziare gli esercizi per il pavimento pelvico dopo la prostatectomia radicale?

Il momento giusto è il giorno stesso in cui viene rimosso il catetere — di solito tra il settimo e il quattordicesimo giorno dall'intervento. L'obiettivo iniziale sono tre serie di 10 contrazioni al giorno.

Posso giocare a calcio o andare in palestra mentre ho ancora le perdite?

Sì. Iniziate con attività a basso impatto — camminata, bicicletta — indossando biancheria con buona capacità assorbente, e aumentate gradualmente l'intensità. La maggior parte degli uomini torna al calcetto o in palestra entro 8–12 settimane.

Quando devo contattare il pronto soccorso o il mio urologo?

Chiamate subito il 118 o la guardia medica se all'improvviso non riuscite a urinare, avete febbre alta, notate sangue nelle urine o avvertite dolori forti: possono essere i segnali di una ritenzione urinaria o di un'infezione che richiedono intervento rapido.

Fonti: SSN (salute.gov.it), linee guida EAU sui sintomi delle basse vie urinarie, Prostate Cancer UK, Società Italiana di Urologia (SIU). Le informazioni mediche contenute in questo articolo sono di carattere generale e non sostituiscono il parere del medico di base o dello specialista urologo.

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