Tra il 30% e il 50% delle donne sperimenta perdite urinarie durante i nove mesi di gravidanza: lo rileva la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), eppure nella maggior parte dei casi il problema viene taciuto per imbarazzo, o semplicemente liquidato come uno dei tanti disagi della gestazione. Non deve essere così. Capire cosa sta succedendo nel proprio corpo, riconoscere i segnali e agire fin dal primo trimestre può fare davvero la differenza — non solo durante la gravidanza, ma anche nelle settimane più impegnative che seguono il parto.

Cause dell'incontinenza in gravidanza

Durante i nove mesi, il corpo femminile si trasforma in profondità, e il pavimento pelvico — quella struttura muscolo-legamentosa che sostiene vescica, utero e retto — è tra le strutture più coinvolte. Con il crescere del peso uterino, la pressione su questi muscoli diventa costante e progressiva, riducendo gradualmente il tono e la capacità di chiusura dello sfintere uretrale.

A questo si aggiunge il lavoro degli ormoni, in particolare della relaxina, che ammorbidisce i legamenti pelvici per preparare il corpo al parto. È un processo indispensabile, ma ha un effetto collaterale diretto: le strutture che sorreggono la vescica diventano meno stabili.

Infine, l'aumento del volume di sangue circolante — la cosiddetta volemia — costringe i reni a lavorare più intensamente, con conseguente aumento della produzione di urina. È la combinazione di questi tre fattori che spiega come mai molte donne, anche quelle con un pavimento pelvico perfettamente sano prima del concepimento, si ritrovino a fare i conti con le perdite già dal secondo trimestre.

Alcune situazioni aumentano il rischio che questo accada:

  • una gravidanza precedente, soprattutto se terminata con parto vaginale
  • un indice di massa corporea elevato già prima del concepimento
  • la presenza di perdite urinarie nei mesi precedenti alla gravidanza
  • un feto di grandi dimensioni o una gravidanza gemellare
  • attività fisiche ad alto impatto praticate senza un'adeguata preparazione del pavimento pelvico

Sintomi per trimestre

Primo trimestre

Nel primo trimestre le perdite vere e proprie sono relativamente rare. L'utero è ancora piccolo e preme poco sulla vescica, ma le variazioni ormonali delle prime settimane abbassano già la soglia di sensibilità vescicale. Quello che molte donne avvertono in questa fase è soprattutto un'urgenza minzionale più intensa: la necessità improvvisa di correre in bagno, difficile da rimandare, anche senza perdite evidenti. La frequenza notturna aumenta, e spesso ci si sveglia più volte.

Secondo trimestre

Con l'utero che cresce, la pressione sulla vescica diventa sempre più percettibile. Cominciano a comparire le perdite da sforzo — quelle che si scatenano con un colpo di tosse, uno starnuto, una risata o una salita di scale. Molte donne descrivono anche una sensazione di pesantezza pelvica che si accentua nel pomeriggio, dopo ore in piedi. È in questa fase che la letteratura ostetrica parla di incontinenza da stress, la forma più diffusa durante la gestazione.

Terzo trimestre

Negli ultimi mesi il pavimento pelvico sopporta il carico massimo: il peso combinato di feto, placenta e liquido amniotico raggiunge il picco, e le perdite diventano più frequenti e abbondanti. La vescica, compressa, si svuota prima del solito e non riesce a contenere grandi quantità. In questa fase è importante saper distinguere tra perdite urinarie e perdita del tappo mucoso o del liquido amniotico: in caso di dubbio, meglio contattare subito il proprio ginecologo o la struttura ospedaliera di riferimento, senza aspettare.

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Esercizi di Kegel in gravidanza

Se c'è un punto su cui ginecologi, ostetriche e fisioterapisti concordano, è questo: gli esercizi di Kegel sono il primo strumento di prevenzione dell'incontinenza post-parto, semplici da imparare e da integrare nella routine quotidiana senza nessuna attrezzatura.

Per capire quali muscoli coinvolgere, è utile immaginare di voler interrompere il flusso urinario a metà: quelli che si attivano sono esattamente i muscoli da allenare. Una volta identificati, il protocollo di base è questo:

  • contrarre lentamente i muscoli del pavimento pelvico e mantenere la contrazione per 5-8 secondi
  • rilasciare completamente per un tempo uguale o leggermente superiore
  • ripetere 10-15 volte per serie, tre volte al giorno
  • aumentare progressivamente la durata della contrazione man mano che il tono migliora

Un errore comune è coinvolgere involontariamente glutei, addominali e muscoli delle cosce: l'esercizio deve essere isolato al pavimento pelvico. Altrettanto importante è respirare regolarmente durante la contrazione, senza trattenere il fiato.

L'Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) raccomanda di iniziare già nel primo trimestre e di mantenere questa abitudine per tutta la gravidanza e nel post-parto. I dati disponibili sono chiari: le donne che praticano gli esercizi di Kegel con costanza riducono in modo significativo il rischio che l'incontinenza persista dopo la nascita del bambino.

Fisioterapia pre-parto

Quando gli esercizi autonomi non bastano, o quando si preferisce un percorso più strutturato e guidato, la fisioterapia pre-parto è la strada giusta. Un fisioterapista specializzato in pavimento pelvico è in grado di valutare con precisione il tono muscolare, individuare eventuali asimmetrie o tensioni eccessive, e costruire un programma su misura che tenga conto della settimana di gestazione e della storia clinica di ciascuna paziente.

Le tecniche a disposizione sono diverse: il biofeedback permette di visualizzare in tempo reale l'attività muscolare tramite sensori, rendendola concreta e misurabile; la rieducazione manuale lavora direttamente sui tessuti pelvici per migliorarne elasticità e coordinazione. In alcuni casi il fisioterapista può ricorrere alla neurostimolazione, una tecnica non invasiva che stimola la contrazione muscolare con lievi impulsi elettrici.

Vale la pena conoscere le possibilità economiche a disposizione. Alcune prestazioni di fisioterapia del pavimento pelvico in gravidanza rientrano nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con ticket agevolato, in particolare per le donne con diagnosi di incontinenza accertata: è sufficiente una richiesta del medico di base o del ginecologo. Per le spese sostenute privatamente, l'art. 15 del TUIR consente di detrarre il 19% delle spese sanitarie superiori a 129,11 euro annui, fisioterapia inclusa. Chi è in maternità può inoltre verificare con il proprio patronato o direttamente con l'INPS se esistono benefici aggiuntivi legati a patologie connesse alla gravidanza.

Un percorso che inizi tra il quinto e il settimo mese permette di arrivare al parto con un pavimento pelvico più consapevole e reattivo, capace di lavorare in modo coordinato sia nella fase di spinta che nel rilassamento necessario per il passaggio del bambino.

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Scegliere la culotte giusta

Gestire le perdite quotidiane in gravidanza richiede protezioni che funzionino davvero — discretamente, comodamente, senza irritare una pelle già resa più sensibile dai cambiamenti ormonali. Gli assorbenti monouso tradizionali, concepiti per le perdite mestruali, non sono la risposta giusta: la loro capacità assorbente è insufficiente per l'urina, e l'uso prolungato può causare irritazioni ai tessuti delicati della zona perineale.

Le culotte lavabili per incontinenza offrono un'alternativa più sostenibile, economica e rispettosa della pelle. A differenza dei monouso, sono certificate come dispositivi medici CE, il che significa che la loro efficacia e sicurezza sono state verificate da organismi indipendenti. I materiali — solitamente cotone organico negli strati a contatto con la pelle e fibre tecniche in quelli assorbenti interni — garantiscono traspirazione efficace e riducono il rischio di irritazioni e infezioni urinarie, alle quali in gravidanza si è già più esposte.

Dal terzo trimestre in poi, quando la silhouette cambia settimana dopo settimana, è importante puntare su modelli con vita regolabile o elastici morbidi che non stringano l'addome. Le culotte Orykas a vita media sono pensate proprio per adattarsi alle variazioni corporee degli ultimi mesi: il taglio garantisce copertura senza compressione, e il pannello assorbente è posizionato nelle aree dove le perdite da sforzo si verificano con maggiore frequenza.

Per chi vuole sempre un ricambio a portata di mano senza dover fare acquisti continui, il pack 3 culotte beige Orykas permette di gestire i cambi nell'arco della giornata con tranquillità, alternando i capi puliti mentre quelli usati sono in lavatrice. La colorazione discreta si adatta sotto qualsiasi abbigliamento, senza che si noti nulla.

Cosa mettere in valigia per l'ospedale

Le prime settimane dopo il parto sono quelle in cui il pavimento pelvico ha più bisogno di attenzione. Ha appena affrontato uno degli eventi fisici più intensi della vita di una donna, e le perdite urinarie nel post-parto sono quasi universali nelle prime settimane — sia dopo parto vaginale che dopo taglio cesareo, in quest'ultimo caso per via dell'indebolimento muscolare accumulato durante i nove mesi di pressione uterina.

Una borsa per l'ospedale ben preparata, dal punto di vista della biancheria intima, dovrebbe contenere:

  • almeno tre culotte lavabili con buona capacità assorbente, da alternare durante i giorni di degenza
  • un sacchetto impermeabile per riporre i capi usati in attesa del lavaggio
  • detergenti delicati per l'igiene intima, privi di profumi e alcol
  • un cambio aggiuntivo per affrontare i primi giorni a casa senza preoccuparsi del bucato

È utile sapere che le spese per dispositivi medici CE certificati — incluse le culotte assorbenti — sono detraibili fiscalmente ai sensi dell'art. 15 del TUIR, purché accompagnate da fattura o scontrino fiscale parlante con indicazione del codice fiscale dell'acquirente. Conservare i giustificativi di acquisto fin dall'inizio è un'abitudine semplice che può tradursi in un risparmio concreto in sede di dichiarazione dei redditi, da segnalare al proprio commercialista o CAF.

Il post-parto è anche il momento giusto per riprendere un percorso di fisioterapia del pavimento pelvico: di norma non prima di sei-otto settimane dal parto vaginale e di otto-dieci dal taglio cesareo, sempre previo controllo ginecologico. Gli esercizi di Kegel, invece, possono riprendere molto prima — già nelle prime ore dopo il parto, compatibilmente con il dolore perineale e le indicazioni delle ostetriche. Con il giusto supporto clinico e le protezioni adeguate, la grande maggioranza delle donne recupera un buon controllo vescicale entro i sei mesi dal parto.

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